Slogan

La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio... Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle. (Pablo Neruda)

martedì 8 marzo 2016

L'ACQUA E' UN DIRITTO UMANO

ANCORA UNA VOLTA NEGATO IL DIRITTO DI ACCESSO ALL’ACQUA La sospensione dell’erogazione idrica è oramai divenuta una consuetudine in un Paese, l’Italia, che da trent’anni ha preso la strada delle grandi privatizzazioni dei servizi pubblici e della svendita dei suoi beni. Il tutto mirato alla mercificazione dei diritti.

BISOGNA PAGARE PER SOPRAVVIVERE
Dal ricco al povero, dal padrone allo schiavo senza acqua si muore. È inconcepibile che ad oggi non ci sia nessuna azione che garantisca un quantitativo minimo di acqua anche a chi non ha la possibilità di pagare canoni e balzelli vari. 
Quanto accaduto a Monteroni è del tutto inammissibile e le ragioni risiedono nel fatto che, nonostante l’esito referendario del 2011, la gestione del servizio idrico è sotto scacco del regime di libero mercato.
Si paragona l’accesso all'acqua ad un abbonamento alle TV a pagamento o ad un servizio telefonico. 

DIECI LITRI DI ACQUA AL GIORNO

Thomas Sankara nel suo arido Burkina Faso riuscì a garantire dieci litri di acqua al giorno a tutti gli abitanti, fino al giorno in cui venne ammazzato dai francesi, per essersi ribellato alle dinamiche economiche che l’Occidente imponeva al mondo intero. E invece in Italia siamo costretti a leggere ogni giorno di anziani, bambini, invalidi che con le loro famiglie sono costretti a subire questo abuso. Vedersi negato un diritto vitale. 

LA STORIA SI RIPETE SEMPRE DUE VOLTE

Già nel non tanto lontano aprile 2010 alle stesse palazzine era stata interrotta l’erogazione dell’acqua. A questo si aggiunge che, a Monteroni, i cittadini diventano morosi per non aver ricevuto i bollettini di pagamento, allora aveva ragione Marx. “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.” L’acqua è un diritto che si deve garantire a tutti in un quantitativo minimo e vitale, al di là delle possibilità economiche.

L’AQP INVECE COSA FA?
Addirittura rimuove il contatore. L’AQP, bisogna ricordarlo, è una SpA e quindi soggetta alle dinamiche di una società di diritto privato, per le quali il profitto è una condizione imprescindibile. 


PROIETTARSI OLTRE
Bene ha fatto il Sindaco a firmare l’ordinanza per il ripristino dell’erogazione. Ma questo non basta. La politica deve proiettarsi oltre, ha il dovere di rimettere al centro delle decisioni i diritti delle persone, cercando di fermare la deriva che oramai è evidente a tutti. Quella della negazione dei diritti. Ed è a tal proposito che bisogna pretendere da Regione e Governo nazionale il rispetto degli esiti referendari sull’acqua e la discussione delle proposte di leggi popolari depositate dal 2006 ad oggi, nelle quali viene sancito il diritto di accesso all’acqua, oltre alla ripubblicizzazione del servizio. È un dovere di tutta la politica e di tutte le amministrazioni. 

La battaglia per l’accesso all'acqua è una questione di civiltà. Perché si scrive Acqua ma si legge Democrazia.

Nessun commento:

Posta un commento